Parco del Monte Cucco


Sede:
Villa Anita - Via Giacomo Matteotti, 52 - 06028 Sigillo (PG)
Superficie: 10480 ha
Anno di istituzione: 1995

E' il Parco delle acque sotterranee e delle fonti minerali, dei corsi d'acqua incontaminati, delle grandi faggete intatte, delle grotte carsiche non violabili dalla frequentazione di massa. E' il Parco in cui vivono il lupo e l'aquila reale. E' il Parco caratterizzato dai centri storici minori ma ricchi di testimonianze culturali ed artistiche; da numerosi e suggestivi eremi benedettini.
L'alta qualità che il Parco del Monte Cucco esprime, lo rende luogo ideale per la pratica dello sport in montagna: il volo a vela, la speleologia, lo sci di fondo, il trekking.

Il Territorio
• Il Parco del Monte Cucco comprende il territorio della Regione Umbria posto al confine nord-est, delimitato dal crinale dei monti Appennini su cui svetta il Cucco (1.566 m), dal percorso storico della Via Flaminia, dai fiumi Sentino e Chiascio.
• La popolazione residente nel Parco non raggiunge i 7.000 abitanti. Nella zona montana l'attività dell'uomo è indirizzata esclusivamente alla conduzione dei boschi e alla gestione dei pascoli. Il fondovalle è gestito in gran parte a seminativo ma non con colture intensive.
• Sono presenti nel territorio dei Comuni del Parco numerose attività artigianali e manifatturiere di piccole dimensioni nonché imprese ricettive e di ristorazione che, insieme all'elevato livello dei servizi, assicurano una gradevole fruizione del Parco. Le città più importanti, per grandezza e patrimonio culturale, che fanno da sfondo al territorio del Cucco, sono Gubbio a nord e Gualdo Tadino a sud.

 

 

Punti di interesse
• La catena appenninica è caratterizzata nelle quote più alte da faggete e pascoli montani, da pareti rocciose e forre di grandi profondità in cui scaturiscono
le sorgenti dei corsi d'acqua. I monti declinano dolcemente un una fascia di alte colline ancora contrassegnate dai boschi pregiati e da pascoli.
• Più in basso si trovano i boschi cedui e i coltivi. Più in basso ancora la Via Flaminia e i centri storici ed infine i fiumi Sentino e Chiascio.
• L'ambiente montano consente la presenza significativa del lupo e, probabile, del gatto selvatico oltre quella del daino, del cinghiale, dell'istrice, della martora, della lepre. Sono presenti alcuni esemplari di aquila reale oltre che il falco, la starna, la coturnice, il gufo reale, il martin pescatore.
• Il gambero di fiume vive ancora nelle parti alte dei corsi d'acqua insieme alla trota fario.

 

La storia dell'uomo e i suoi segni
• Alla originaria civiltà umbra si sovrappose nella sua prima espansione quella romana e già nel 220 a.C. il censore Caio Flaminio iniziò la costruzione della Via Flaminia per congiungere Roma all'alto Adriatico.
Helvillum Vicus (Fossato di Vico); Suillum (Sigillo); Ad Ensem (Scheggia) - rispettivamente centro federato, municipio e stazio romani - rimasero sempre nell'orbita politica e culturale romana prima e bizantina poi, costituendo con i loro territori un tratto del corridoio che unì permanentemente Roma a Ravenna nonostante la pressione dei ducati longobardi.

Castrum Costacciari (Costacciaro) fu edificato dal Comune di Gubbio intorno al 1250 a fortificare il confine comunale est insieme a Scheggia; Sigillo e Fossato fecero invece parte del territorio del Comune di Perugia che si garantiva, con la strada di valico, l'accesso al mercato del sale dall'Adriatico.
• I reperti archeologici collegati alla Flaminia sono di grande importanza, conservati in antiquarium e ancora visibili nel loro insediamento monumentale originario come il Pontespiano.
• I centri storici dei quattro Comuni sono di grande importanza culturale e paesaggistica, ricchi di mura e torri difensive, di chiese, di dipinti, di raccolte di fossili, di documenti archivistici rari.
• Nella parte più a nord del territorio si trovano numerose abbazie benedettine e camaldolesi di cui le più importanti sono quella di Sant'Emiliano a Isola Fossara e l'Eremo di San Girolamo a Pascelupo.

 

Le più importanti valenze ambientali
Forra di Rio Freddo
Profonda incisione che marca gran parte del confine orientale del Parco. Si tratta di una imponente gola scavata nell’ultimo milione di anni dal Torrente Rio Freddo nei calcari massicci del Lias Inferiore. In questo lato di
Monte Cucco infatti questo torrente ha levigato nei millenni la montagna e ora dipinge un enorme solco fatto di cascate naturali, passaggi stretti e suggestivi, dirupi e tanta acqua. Questa opera d’arte della natura è un canyon a volte talmente stretto impossibile da percorrere camminando, è una vera e propria grotta a cielo aperto; è quindi evidente che per scoprirne i segreti e per poter godere di questo suggestivo ambiente occorre miscelare le tecniche degli scalatori con quella degli speleologi, facendo nascere un nuovo ed entusiasmante sport, il torrentismo o canyoning. Questo sport è una vera e propria avventura vissuta con discese in corda doppia immersi in cascate naturali, tuffi emozionanti in acqua gelida, visione di paesaggi lunari, camminate tra enormi pareti di roccia, discese in teleferica alte decine di metri ma soprattutto tanta allegria e voglia di provare sensazioni nuove.

L’escursione, che non richiede conoscenze tecniche specifiche o particolare allenamento, complice della facilità del percorso e dell’attento controllo di ogni partecipante da parte di accompagnatori esperti e preparati, è adatta a tutti e particolarmente consigliata a chi vuole immergersi per un giorno in un ambiente selvaggio e incontaminato, in uno dei luoghi più belli e suggestivi dell’Umbria, nella massima sicurezza e con la possibilità di vivere un’esperienza divertente e indimenticabile (l'attrezzatura necessaria per la discesa viene fornita dal Gruppo Speleologico CAI Perugia).

La prima parte, a monte, ha un salto-scivolo di m 15 e rimane aperta ad eccezione di un breve tratto inforrato. Ad uno slargo, sulla destra, c'è un sentiero (n° 19) dove si può interrompere la
discesa o immettersi nella forra per percorrere in secondo tratto. La seconda parte è sicuramente la più emozionante e la verticale più alta è di circa m 13. Si alternano brevi salti, laghetti e corti tratti di marcia ed il percorso rimane sempre stretto tra le alte pareti rocciose con evidenti segni di erosione carsica. La gola ha termine all'incontro con una passerella in cemento armato.
Si scendono una ventina di cascate in doppia. La muta integrale è necessaria solo in primavera, negli altri periodi è comunque consigliabile la muta corta o da surf. Può essere totalmente attrezzata con teleferiche per evitare le pozze d'acqua.

Accesso:
Per la discesa integrale, raggiungere Val di Ranco con la strada provinciale che sale da Sigillo). Parcheggiare l'auto nel piazzale sottostante l'albergo "Da Tobia" e seguire il sentiero n° 3 che conduce direttamente all'imbocco della gola.

 

L’Orrido del Balzo dell’Aquila
Incisione profonda dei calcari liassici del Monte Catria. Deve il suo nome ad una coppia di rapaci che da sempre nidifica tra i dirupi della forra.

Del tutto simile alla Forra di Rio Freddo, questa discesa richiede però conoscenze tecniche elevatissime. Si tratta di una delle pochissime forre presenti sul monte Catria, che se affrontata con troppa acqua, nel periodo primaverile o ancora prima, può essere piuttosto tecnica in quanto quasi tutti i salti rimangono sotto cascata.
L'Orrido, visto anche dall'esterno, è comunque uno degli spettacoli più suggestivi del territorio del Parco. Il punto di osservazione migliore, facilmente raggiungibile anche in auto, si trova lungo la strada che sale con stretti tornanti da Fonte Avellana alla cima del Monte Catria (Strada delle Scalette).

 

Le spaccatura delle Lecce

Imponente muraglia naturale del versante occidentale del Parco posta poco sopra l’abitato di Sigillo. Questo maestoso sperone di roccia immerso in una lecceta è facilmente raggiungibile dal centro abitato. E' un sito d'interesse comunitario (SIC) ed in quanto tale protetto per le sue bellezze.
La leggenda narra che Giove ordinò a Vulcano una spada. Vulcano forgiò questa spada e per provarne l'efficacia tagliò proprio questo sperone di roccia.

 

Corno di Catria

Solenne e spettacolare formazione di calcare massiccio, sito di elezione per svariate specie dell’avifauna rupicola, che si affaccia sulla stretta gola del torrente Sentino. Viene denominata 'Corno del Catria' l'anticima meridionale del Monte Catria.
L’ascesa è decisamente difficoltosa e impegnativa, consigliata solo ad escursionisti con una certa preparazione alpinistica, adeguata attrezzatura e con buone condizioni meteorologiche; tuttavia l’impegno profuso viene ampiamente ricompensato dall'avvincente ed insolito panorama di cui si gode durante e al termine del percorso. L’ambiente che si attraversa è quello tipicamente rupestre e
roccioso con vegetazione che vive abbarbicata su ammassi rocciosi o fra gli anfratti che si aprono tra una roccia e l’altra.
Questo luogo aspro e scabro, con le sue scoscese pareti rocciose che strapiombano nella sottostante valle, è l’habitat ideale dell’aquila reale, che qui sopravvive lontano dai rumori e dai fastidi generati dalla presenza umana. Con un po’ di fortuna si può osservare questo maestoso rapace diurno mentre sorveglia il suo nido e l’intera zona che senza dubbio possiamo considerare il suo regno.

 

Pian delle Macinare
Sublime piano carsico, situato a 1135 m s.l.m., ricco
di prati e di maestosi faggi, scenario ideale per escursioni e sci da fondo. Tutto il piano è occupato da vegetazione erbacea con abbondanti fioriture in primavera-estate. La presenza di tavoli e la bellezza dell’orizzonte costituiscono un luogo ideale per una pausa e un po’ di ristoro.

E’ un prato quasi totalmente pianeggiante, adatto al campeggio,  completamente recintato, con porta bici in legno, tavoli,  panche, giochi in legno per bambini e un percorso vita. Il prato è completamente circondato da faggi maestosi, veri e propri monumenti naturali.

L'ambiente è arricchito da una fitta rete
di sentieri, ben segnalati.  Mulattiere e strade disegnano una ragnatela di possibili percorsi adatti  a tutti i livelli di escursionismo.
Nel prato sorge solitario anche un rifugio, dove è possibile gustare i piatti tipici della tradizione contadina del Parco, ricevere notizie utili riguardanti il territorio o, semplicemente, sedersi per immergersi in un'oasi di natura incontaminata.

Faggete
Secolari, come quelle della Madre dei Faggi vicino a Val di Ranco e quelle, ancora più estese, di Col d’Orlando, del Monte Le Gronde, del Niccolo e del Corno di Catria.
I boschi di faggio del Monte Cucco sono fra i più estesi, sviluppati ed integri dell'intero Appennino umbro-marchigiano. Il faggio rappresenta, dunque, l’essenza arborea dominante nel massiccio del Cucco al di sopra degli 800-1000 m di quota, specie nelle stazioni vallive più fresche e riparate dai venti caldi e secchi.
Le faggete del Monte Cucco, che si presentano sia in forma di boschi puri sia in quella di formazioni boschive miste, sono molto estese, e, talora, costituite da esemplari plurisecolari, le cosiddette matraccìne, porrìne, o guide, destinate a riprodurre, tramite il loro seme, detto “faggiola”, il bosco.
La principale attrattiva della Val di Ranco è costituita proprio dal faggio probabilmente più grande del Parco di Monte Cucco, la cui base del tronco tocca, addirittura, i 5,75 metri di circonferenza. Qui un faggio secolare è stato perfino inglobato all’interno di un albergo.
Tra le più suggestive foreste della zona, segnaliamo la "Madre dei Faggi" con i suoi alberi secolari.

 

Valle delle Prigioni
Profondo e inciso canyon, prodotto dalla corrosione del torrente sui calcari, spettacolo per chi lo visita che ha il suo culmine quando il corso d’acqua e il sentiero attraversano le immanenti rocce della Scarpa del Diavolo.

Il suggestivo scenario della Valle delle Prigioni è ricoperto da fitti boschi e caratterizzato da imponenti ammassi di calcare massiccio.
La Valle delle Prigioni, ricca di acque perenni, è uno dei maggiori esempi di gola scavata per corrosione nei calcari dell'area umbro-marchigiana. Incassata fra pareti strapiombanti, modellate nel corso delle ere geologiche da forti azioni delle acque meteoriche, in essa si entra in intimo contatto con luoghi speciali come appunto la Scarpa del Diavolo, suggestiva strozzatura sovrastata da un immanente blocco di roccia che sembra sospeso quasi per miracolo, e la successione di cristalline e profonde pozze dove si riversano le acque purissime del torrente.

 

Grotta di Monte Cucco
Vastissimo sistema sotterraneo che si estende per oltre 30 km, raggiungendo la profondità massima di 923 m. Per lungo tempo è stato il sistema carsico più grande e profondo d’Italia, uno dei maggiori fra quelli conosciuti. Monte Cucco è infatti soprattutto il parco delle grotte. Ce ne sono a centinaia di
ogni forma e dimensione, lunghe e lunghissime, profonde e profondissime.
La Grotta di Monte Cucco con i suoi 30 chilometri di gallerie ed oltre è uno dei sistemi ipogei più importanti in Europa e sicuramente tra i più noti e studiati nel mondo. Lo spettacolo naturale che fino ad ora poteva essere apprezzato solo da esperti speleologi, si apre per circa 800 metri di percorso sotterraneo alla scoperta di chi vuol vivere un’esperienza sensoriale unica, fatta di suoni, quelli dell’acqua che lentamente scava la roccia, di odori, quelli della profondità della montagna, di immagini, quelle create dalle formazioni calcaree interne. Ottocento metri di percorso in profondità, un viaggio nelle viscere di Monte Cucco che si snoda tra stalattiti e stalagmiti, gallerie, labirinti e cunicoli, alla scoperta di un mondo per tanti solo immaginato. Un viaggio al centro della terra che diventa viaggio nella natura, nel ventre della montagna e delle proprie sensazioni, dove la percezione
dello spazio muta, il silenzio ha mille suoni e significati e il buio, quando per un attimo le luci si spengono, regala i nostri occhi increduli, tutte le sue sfumature.
L’accesso principale, dopo un pozzo di 27 m di profondità, permette di raggiungere una serie di enormi saloni in rapida successione: la Cattedrale, la Sala Margherita, il Giardino di Pietra, la Sala del Becco, la Sala delle Fontane, la Sala Simonetti, le Condotte Terminale, la Sala Terminale). E’ questa la zona maggiormente spettacolare, con le formazioni stalattitiche e stalagmitiche più incredibili e imponenti, dove ogni goccia ha ripetuto per centinaia di migliaia di anni il suo lavoro di deposito di cristalli e candide colate. Un’escursione in questi luoghi lascia un segno profondo.

 

Fossili

Impronte di pietra di organismi vissuti in ere geologiche molto lontane, costituiscono al tempo stesso un grande e affascinante spettacolo della natura e una inesauribile fonte di studio di quanto accaduto nelle ere geologiche passate.
Siti importanti: Valdorbia, Monte Le Gronde, Fonte S. Giglio, la Pignola.

 

Il volo libero
Le caratteristiche orografiche dell'Alta Valle del Chiascio e dei rilievi del Massiccio del Monte Cucco, nonché la mancanza di ostacoli seri all'avvicendarsi delle correnti atlantiche e balcaniche, rendono il territorio del Parco una zona molto adatta alla pratica del
volo libero, segnatamente del deltaplano. Le favorevoli condizioni orografiche e metereologiche rendono facili decolli ed atterraggi e fanno allo stesso tempo di Monte Cucco un campo di allenamento ideale per principianti e per esperti al massimo livello.
L'attività deltaplanistica e di parapendio è coordinata e promossa dal Centro Volo Libero "Monte Cucco" che ha sede nell'Università del Volo Libero di Villa Scirca.

 


Il Monte Cucco Mistico

Abbazia di Fonte Avellana
Situata alle pendici boscose del monte Catria, le sue origini si collocano alla fine del X secolo, intorno al 980, quando alcuni eremiti scelsero di costruire le prime celle di un eremo che nel corso dei secoli diventerà l'attuale monastero.

Quando si arriva al Monastero si rimane colpiti dalla sua originale struttura architettonica, dalla sua storia, dalla sua bellezza che attira e colpisce per la sua semplicità. La pietra, di cui è costituito, crea un habitat del tutto unico e riflette quello del deserto: una strana sensazione di vuoto.
L'Eremo viene citato anche nella Divina Commedia (Paradiso, canto XXI) da Dante Alighieri, il quale sembra che ne sia stato anche ospite.


Eremo di San Girolamo
L'Eremo sorge nella parte orientale del massiccio di Monte Cucco. La costruzione, costruita intorno all’anno 1000, è arroccata alla base di un anfiteatro
di roccia calcarea, che strapiomba per oltre 100 metri, con grotte sulle pareti scoscese: un complesso di celle medievali inserite nella roccia e circondate da boschi di faggio e castagno.
La costruzione romanica è costituita da tre corpi di fabbrica principali, da una serie di piccole strutture secondarie, oltre alle originarie grotte dei monaci, e ad una cella di preghiera isolata, parzialmente scavata nella roccia.
Il primo abitatore, storicamente accertato, è il Beato Tomasso da Costacciaro, che vi ha dimorato per quasi 65 anni, e vi è santamente spirato nel 1337.


Abbazia di Sitria
A due passi dal monastero di Fonte Avellana, l’Abbazia di Santa Maria di Sitria è un gioiello del periodo romanico. Il panorama circostante è suggestivo e incontaminato. L’eremo fu costruito nel 1014 mentre tra il 1018 e il 1021 San Romualdo vi fondò il monastero.

La chiesa è composta da un’unica navata separata, alla maniera benedettina, dal presbiterio tramite una scala in pietra di 8 gradini. È di linee romanico-gotiche, presenta una copertura con volta ogivale in pietra e un altare abbellito da archetti trilobati, sorretti da 13 colonnine. Nel catino dell’abside si trova un affresco risalente al XVII secolo, raffigurante la Crocifissione, di autore ignoto. La cripta sottostante, alla quale si accede per un ingresso al centro della scalinata, è molto elegante e presenta una volta sorretta da una colonna di granito con capitello. Nel sotterraneo della chiesa, di fianco alla cripta, è indicata la cosiddetta prigione di san Romualdo, l’angusta cella in cui il Santo fu rinchiuso per sei mesi dai suoi stessi monaci.

(Fonti:
parchiattivi.it
discovermontecucco.it
G.Castellani)


 

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