Rocca Albornoziana - Spoleto

La Rocca Albornoziana è una fortezza situata sulla sommità del colle Sant'Elia. È sicuramente il monumento più rappresentativo della città di Spoleto, per la sua stessa posizione privilegiata, posta al di sopra dell'intera città.
È circondata da un'alta muraglia che ricalca in parte il tracciato dell'antica cinta urbica di opera poligonale e quadrata. Varcata la prima porta, ornata di stemmi di Clemente VIII e della famiglia Aldobrandini, si imbocca un viale rettilineo in pendio che conduce alla monumentale porta del Bastione sulla cui fronte sono visibili gli stemmi di molti pontefici che qui risiedettero. La pianta, è formata da un rettangolo allungato ed è attraversata nel senso del lato corto da un corpo di fabbrica che dà origine a due rettangoli minori, diseguali, che costituiscono i due cortili: il cortile delle armi, riservato alle truppe; e il cortile d’onore, collocato nel mezzo dell’area nobile dell’edificio. Alle estremità del corpo maggiore e del braccio trasversale si innestano sei possenti torri. Tra queste, notevole è la torre maestra, più alta e possente delle altre, collocata nel mezzo del lato lungo verso la città.
Nel lato opposto, verso Monteluco, la torre nord-orientale si congiungeva, attraverso un passaggio su arcate, ad una torre esterna addossata alla cinta urbica e chiamata Malborghetto. Le arcate e la torre non sono però più visibili in seguito alla edificazione agli inizi del Novecento della palazzina degli uffici penitenziari. Alla stessa torre nord-occidentale è addossata l'antica cappella.


Si tratta del principale baluardo del sistema di fortificazioni fatto edificare da papa Innocenzo VI, per rafforzare militarmente e rendere più evidente l'autorità della Chiesa nei territori dell'Italia centrale, in vista dell'ormai imminente ritorno della sede pontificia a Roma dopo i settanta anni circa di permanenza ad Avignone.
I lavori di costruzione ebbero inizio nel 1359, furono presieduti dal cardinale spagnolo Egidio Albornoz, e si protrassero fino al 1370 sotto la direzione dell'architetto eugubino Matteo Gattaponi.
L’opera divenne teatro, per alcuni  secoli, degli avvenimenti più rilevanti della città, ospitando i maggiori personaggi del tempo. Fra i governatori assume un rilievo particolare Lucrezia Borgia, mandata qui diciannovenne dal padre, papa Alessandro VI, per allontanarla dal marito Alfonso d'Aragona.
Dal XVII sec. la Rocca Albornoziana venne abbandonata come residenza, poiché molti personaggi illustri preferivano gli agi della città; fu quindi destinata ad altri usi. Dal governo pontificio venne adibita a luogo di espiazione e pena e nel 1860, con la disfatta delle forse papaline divenne definitivamente un penitenziario fino al 1984.
Dopo anni di impegnativi restauri, nel 2007 è stata adibita come sede permanente del Museo nazionale del Ducato di Spoleto. All'interno della Rocca sono situati anche il Laboratorio di diagnostica applicata ai Beni culturali e la Scuola europea di conservazione e restauro del libro antico.




 

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